Archivio mensile:aprile 2009

Cappelli

L’ altro giorno stavo pensando ai cappellini dell’ ultima collezione Marc jacobs per la primavera estate:
Ho sempre amato i cappelli da gondoliere! ne ho uno a casa ma mi va largo
E mi sono venute in mente delle associazioni
Claudia per YSL…

la Colazione dei canottieri di Renoir…

il cappellino di Sarah Jessika Parker in Sex & the city, quando si trasferisce a Parigi (probabilmente è di Chanel)
Al che mi sono messa a pensare a qualche bel cappello della serie:

Il cappello che Carrie indossa con il russo in carrozza
Questo è il cappello dei miei sogni, di pelo con i pon pon!
L’ ho sempre sognato e mai trovato
Il cappello di Samanta nel film tratto dalla serie
il cappello di Carrie per il matrimonio con Big, firmato Prudence Millinery per Vivienne Westwood (non mi piace, sinceramente)

e quello indossato da SJP per l’ anteprima del film, by Philip Treacy (nemmeno questo mi piace)

Poi ho pensato ad alcuni cappelli visti spesso sui blog

la bombetta, molto gettonata qualche tempo fa:

Face Hunter

Il cappello di American Apparel

Sea of shoes

Karla’s closet

e per finire, qualcosa di non convenzionale, ovviamente da Susy!

Stylebubble

Ma il meglio é sempre lei, che vi devo dire:

Colazione da Tiffany, 1961


Sciarada, 1963

Come rubare un milione di dollari e vivere felici, 1966

My Fair Lady, 1964
Colazione da Tiffany

Povere modelle

Articolo dal Corriere della sera online
Titolo: Le scarpe strette e le lacrime simbolo di Auguste
Che cosa si legge sul visetto irrorato da calde lacrime di Auguste? Smarrimento, preoccupazione, pensieri negativi al di là del fiero portamento. Auguste, una modella che non riesce a trattenere il pianto in passerella. Fiction? No, pura realtà vissuta in diretta alla sfilata di Jil Sander, monumento del minimalismo chic dove colori sobri, tagli essenziali, sguardi impassibili secondo il cliché della casa, non possono però frenare l’ emozione e la fragilità d’ un momento. Di fuori programma, veri o verosimili, alle sfilate c’ è ormai una ricca casistica. Modelle prese da irrefrenabili crisi di riso (come capita sui banchi di scuola), che cantano e ballano, che fingono imbarazzo perché un vestito le lascia seminude, che lanciano paillettes tra il gentile pubblico, che franano rovinosamente sulla pedana o in braccio a qualcuno delle prime file, causa tacchi-trampolo, come capitava a «Giochi senza frontiere». Ma un pianto dirotto, anche se trattenuto, è davvero una primizia. E così Auguste Abeliunaite, giovanissima modella lituana, capelli corti castani, occhi d’ un azzurro struggente, una delle tante, lunghe, eteree ragazze dell’ Est che ormai monopolizzano le passerelle modaiole, diventa senza volerlo il simbolo, l’ emblema d’ un mondo della moda preoccupato, oltre l’ orlo della crisi (certamente non soltanto per propria colpa) ma che resta dignitosamente a testa alta, deciso a superare il momentaccio. Su che cosa abbia indotto la flebile Auguste a quello sfogo si possono trovare diverse, elementari ma plausibili motivazioni. La frustrazione un po’ infantile di non corrispondere perfettamente all’ aspettativa dello stilista. Stanchezza e stress non puntellati da un minimo bilanciamento di calorie, leggi digiuni. Un’ overdose di trucco. L’ effetto dell’ aria milanese che pur fetida, difficilmente può però destabilizzare in quel modo le congiuntive. E poi tutto ciò possa turbare il cuore d’ una ragazza di quell’ età: litigio con il fidanzato, nostalgia per la mamma, delusione per qualcosa andata storta. Ma la verità dove sta? «Tutto si deve alla semplice sofferenza per un paio di scarpe troppo strette», sdrammatizzano all’ agenzia milanese che ha reclutato la sensibile Auguste. Davvero dietro quelle lacrime si nascondono soltanto i tormenti di alluci che reclamavano aria e libertà, il supplizio d’ una camminata simile al «giudizio di Dio sui carboni ardenti» di medioevale memoria? Se è così, più che al simbolo d’ un mondo della moda preoccupato, Auguste Abeliunaite e le sue lacrime saranno ricordate come il silenzioso, pubblico martirio da un popolo di donne vessate da bellissimi, straordinari, slancianti strumenti di tortura. Auguste è tutte loro.
Ehi regà, magari c’aveva davvero le scarpe strette.
27/04/2009

Rick Owens sei strano ma ci piaci

Rick Owens rules of style from DETAILS

1.
I’m not good at subtlety. If you’re not going to be discreet and quiet, then just go all the way and have the balls to shave off your eyebrows, bleach your hair, and put on some big bracelets.

2.
Working out is modern couture. No outfit is going to make you look or feel as good as having a fit body. Buy less clothing and go to the gym instead.

3.
I’ve lived in Paris for six years, and I’m sorry to say that the Ugly American syndrome still exists. Sometimes you just want to say “Stop destroying the landscape with your outfit.” Still, from a design standpoint, I’m tempted to redo the fanny pack. I look at it as a challenge—it’s something to react against.

4.
When a suit gets middle-of-the-road it kind of loses me—it has to be sharp and classic and almost forties.
(quanto ha ragione)

5.
Hair and shoes say it all. Everything in between is forgivable as long as you keep it simple. Trying to talk with your clothes is passive-aggressive.

6.
There’s something a little too chatterboxy about color. Right now I want black, for its sharpness and punctuation.
(quanto ha ragione)

7.
Jean-Michel Frank, the thirties interior and furniture designer, supposedly had 40 identical double-breasted gray flannel suits. He knew himself and is a wonderful example of restraint and extravagance.
(quanto ha ragione)

8.
I hate rings and bracelets on men. I’m not a fan of man bags, or girl bags either—or even sunglasses. I don’t like fussy accessories. Isn’t it more chic to be free? Every jacket I make has interior pockets big enough to store a book and a sandwich and a passport.
(quanto è furbo; e ha ragione!)

9.
With layering, sometimes the more the better. When you layer a lot of black you’re like a walking Louise Nevelson sculpture, and that’s pretty attractive. Allowing yourself to be vulnerable is also one of the most attractive things you can do.

10.
It’s funny—whenever someone talks about rules, I just want to break them. I recoil from the whole idea of rules.

http://www.owenscorp.com/

Rick e la sua mogliettina (ehm)

Da chi prenderà ispirazione per le sue modelle?

Credo che questa giacca sia stata, in tutte le sue varianti, uno dei pezzi forti della scorsa stagione.
Si è vista su tutte le fashion editors e modaiole che si rispettino.
Inutile dire quanto mi piace (tanto)

versione con pelo

versione ancora più distressed
scarpine tranquille
fine della sfilata uomo

Nato nel 1962, Rick Owens è un designer americano. Wikipedia dice che è diventato famoso dopo che una foto di Kate Moss con indosso una delle sue giacche di pelle apparve su Vogue Paris .
Ha sfilato per la prima volta a Ny nel 2002. Ora fa base a Parigi.
Nel 2007 ha vinto il Cooper-Hewitt National Design Award. Nel 2002, il Council of fashion Designers of America Perry Ellis Emerging Talent Award.
Della sua moda ha detto “cerco di fare abiti nel modo in cui Lou Reed fa musica. Pochi cambiamenti, e diretto. è dolce ma in qualche modo spaventoso. è un dare a tutto quello che faccio un senso di calore, di sensazioni morbide. è a proposito di eleganza ma tinta con un pizzico di barbarie, la sciatteria di un qualcosa che si trascina e il lusso di fregarsene”
Il suo primo negozio in Palais Royal ha coinciso con la messa in vendita della sua linea di mobili, una seconda linea di abiti, Lillies, e una linea di denim chiamata DRKSHDW.
Non è certo un designer per tutti, diciamocelo.

Flickr I like

Liebemarlene, solo per i vestitini! Ha un negozio Ebay carinissimo, pieno di queste cose
http://www.flickr.com/photos/liebemarlene/sets/72157610728227030/

Disegni troppo carini, le pagine più vecchie sono le migliori

Ragazza super retro
Questo è il flickr di una giapponese, pieno di foto del suo coniglietto, Fukusuke.
Fukusuke a casa, in viaggio, in città.. è carinissimo, e io ho la maglietta!

ce ne sarebbero mille altri, ma ora non mi vengono in mente.

Poser

Fare foto dei miei outfit è sempre super difficile, per me.
Invidio molto certi blog in cui le ragazze sono così fotogeniche, e le foto cosi naturali.
Io sono sempre un pò imbarazzata, specialmente se è qualcun altro a scattare.
Mi dicono di muovermi, fare qualcosa, ma voglio solo una foto “in piedi”!

Ma la cosa che mi fa più innervosire è che nelle mie foto non si vedono mai i dettagli.

Ah che nervi!


Credo che la differenza tra me e le blogger “famose” sia che

1) loro sono fotogeniche e 2) hanno una macchina fotografica migliore.

E forse un buon fotografo, bah.

Mi accontenterei di una cosa normale, semplice, non troppo in posa

( Sea of shoes- 17 anni…)


The Cherry Blossom girl ha la stessa identica faccia, con quel mezzo sorrisetto, in tutte le foto. Almeno però è carina.

Childhood flames (17 anni)
(io toglierei quel vaso che appare in tutte le foto)
Fashion Toast (qui si va un pò più sul sexy)
Ma la maestra delle pose per me è Karla di Karla’s closet:
(sofferenza)

(tormento)

(risata, per far vedere lo smalto)

(corsetta)

La camminata è abbastanza gettonata

(Am lul)
E anche lo sguardo in basso. Non si rischiano strane facce.

Vanillascented

E infatti ho scoperto che è quello per cui opto sempre io, involontariamente, dopo qualche foto di prova semplicemente orrenda.

Nessun dettaglio visibile, luce orrenda.

Che devo farci…

Gaga again (scusate!)

Da qualche tempo a questa parte Lady Gaga ha qualcosa di strano… (ok, da sempre)
Dopo la sua apparizione ai Brit awards vestita da tazza da the…

Se ne porta sempre una appresso!


Ma proprio sempre! ai concerti la appoggia sul piano.
Ha dichiarato che la tazzina è sua amica.

Manish Ahora dress


No bra

Le piacciono i fiocchi, questo è sicuro.

La adoro!!

23/04/2009