29 settembre 2009

SAPEURS

Si chiamano Sapeurs e da più di mezzo secolo professano una sola fede: abiti belli e firmati.
Nascono nella Repubblica del Congo, a Bakongo, nelle strade di Brazzaville. Si potrebbe cercare un collegamento tra loro e il conte italiano Piero Savorgnan di Brazza, italiano al servizio della Francia che cercò di salvare questa terra dal colonialismo. L’eroe nazionale però è Andrea Matsoua: arrivato nella prima metà del 900 in Francia con blazer a 3 bottoni e pantaloni bianchi, fu arrestato, e poi tornò in patria vestito di tutto punto.
Da qui l’emulazione dei connazionali. Nacquero così la Sape, acronimo di “societé d’ambianceurs et persone elegantes” (società di persone leeganti che fanno ambiente), e i Sapeurs, dal verbo “saper”, che vuol dire sapersi vestire.
E’ una filosofia di vita, con un manifesto, i suoi adepti (non solo ricchi, anche gente normale che fa sacrifici per vestirsi griffati), i suoi riti (gli inviti a pagamento a funerali e battesimi per dare lustro agli eventi), le sue regole.
Chiunque può diventare Sapeur, l’importante è che conosca e rispetti le regole della loro eleganza. E hanno addirittura una loro scienza: la Sapeologia. Che come rivela il suo più grande teorico Ben Mukasha Monama, ha un unico motto: "Noi viviamo per gli abiti, con gli abiti e negli abiti”.
Daniele Tamagni ha scritto un libro su di loro:"Gentlemen of Bakongo"
Lo ha portato a Brazzaville e dagli adepti che vivono in Europa (soprattutto a Parigi) Regole e riti dei Sapeurs: - La Sape è un’ispirazione divina - La Sape è l arte di far cantare i colori - Mai usare più di 3 colori contemporaneamente - Il Sapeur deve avere una buona educazione, saper parlare il francese e sapersi comportare in società - Il Sapeur deve conoscere a memoria le griffes piu importanti per il movimento (Dior, Versace, Armani…) - Le scarpe sono fondamentali: devono essere di vera pelle, stringate e sempre pulite (le migliori sono di Weston in coccodrillo) - Calze e scarpe sempre dello stesso colore - La cravatta è come un’opera d’arte, se è brutta meglio non indossarla - Le bretelle vanno armonizzate con cravatta, camicia e pantaloni - Il sigaro è un simbolo per eccellenza ma prima di accenderlo bisogna chiedere il permesso al vicino - Bisogna ammirare la moda italiana, francese e inglese ma ricordarsi che l’uomo bianco ha inventato i vestiti e i Sapeurs li hanno trasformati in arte
Il racconto di un Sapeur:
"Prima di mio padre, mio nonno e ancor prima il mio bisnonno, erano tutti stati dei Grand ovvero erano andati a Parigi e ritornati in Congo guadagnandosi così l’onorificenza di Grand, ovvero di aristocratico di eleganza suprema. La mia famiglia è originaria della Costa D’Avorio ma vivevamo a Brazzaville in Congo. Fin da bambino accompagnavo mio padre, che faceva il sapeur, a matrimoni, feste, funerali e a tutti quegli avvenimenti che richiedevano la presenza di un sapeur. Mio padre, come mio nonno e ancor prima di lui mio bisnonno, dormivano tutta la mattina poi, verso mezzogiorno, si facevano portare la colazione in camera e incominciavano la vestizione.
A Bakongo, un quartiere popolare e polveroso di Brazzaville, faceva sempre un caldo torrido e la gente girava con l’ombrello aperto vestita per lo più con calzoncini, ciabatte e maglietta.
Ma i sapeur mai.Verso le quattro e mezza uscivano in abito grigio, cravatta, cappello, camicia sempre di un bianco immacolato e persino guanti neri e bastone da passeggio per andare a presenziare una qualche cerimonia. Da noi, se uno non si può permettere di pagare un sapeur, vuol dire che non sta messo bene e allora la gente fa i sacrifici per affittarne uno. Quando mio padre Wemba usciva di casa, la gente nel caldo soffocante applaudiva e gridava “Sei perfetto, sei un vero Grand”. Essere un sapeur è molto più che vestirsi elegantemente, è una filosofia di vita e bisogna essere ammessi alla “Sociètè d’ambianceurs et personne èlègantes” di Khinshasa. Tutti i ministri e i personaggi più importanti dell’ Africa hanno imparato a vestirsi da mio nonno Bastiàn o da papà Wemba".

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