Mostre all’esero (mannaggia)

Quanto vorrei abitare a Londra, mioddio!
Due mostre icnredibili sono in programmazione in questi giorni:
Hats: An Anthology by Stephen Jones, al Victoria & Albert Museum, fino al 31 Maggio e
Hussein Chalayan: From fashion and Back, al Design Museum, fino al 17 Maggio
La prima è dedicata al più famoso creatore di cappelli del mondo, laureato (strano!) alla Central Saint Martins di Londra, e collaboratore negli anni delle più importante case di moda, tra cui Galliano, Westwood, Gaultier, Mugler, Dior, Marc Jacobs.
La sua fama comincia quando, studente alla Saint Martins, e frequentatore dei club alla moda di Londra, tra cui il Blizt, nel periodo del “dress to impress”, tra i 70 e i primi 80, si fa conoscere per le sue stravaganti creazioni.
Jean Paul Gaultier in persona poi lo chiama a lavorare per lui a Parigi, dopo aver visto un suo cappello nel video di Boy George “Do you really want to hurt me”, nel 1984, e facendo di Jones il primo inglese “cappellaio” per un designer francese
Stephen ha dichiarato che è stato davvero difficile scegliere i cappelli per mostra tra i suoi sterminati archivi, e curare anche l’esibizione, che comprende varie parti, tutte dedicate ai cappelli, con capi come una maschera egiziana di Anubi del 600 a.c, la corona del Doge, il cappello di Marlene Dietrich, e un tricorno piumato indossato dalla regina.
Sono presenti più di 300 cappelli, e la ricerca per la mostra è durata 2 anni.
La mostra segue le orme di un’altra, organizzata e curata più di 30 anni fa dall’illustratore e fotografo Cecil Beaton, chiamata “Fashion: an antrophology by Cecil Beaton”, del 1971, tra l’ altro personaggio a cui Stephen dichiaratamente si ispira.
“Jones is a deft conjurer, who can draw whimsy from a hat. Steeped in couture lore and craft, he nevertheless propels his art into the future with his ceaseless invention and thistledown touch.”
His genius is to enhance the mystery, allure, and wit of the wearer.”
Hamish Bowles, VOGUE USA
“Stephen Jones is the maker of the most beautiful hats in the world.”
Anna Piaggi, ITALIAN VOGUE
Il suo sito
La seconda mostra è invece dedicata al genio di Hussein Chalayn, ed è la prima retrospettiva completa a lui dedicata, comprendente 15 anni di lavoro.
Designer turco-cipriota ma residente in Inghilterra, studente alla Sait Martins (!), due volte vinctore del prestigioso premio “stilista inglese dell’anno”, ora direttore creativo per lo sport fashion di Puma, Hussein è davvero uno stilista speciale, non proprio conosciuto ai più.
Le sue sfilate sono sempre le più spettacolari, e comprendono giochi video, luci, collaborazioni con veri e propri team di designers e tecnici.
E le sue creazioni siano strettamente legate a tematiche politiche e sociali, tanto che è anche autore di cortometraggi come Absent Presence, con Tilda Swinton, con cui ha rappresentato la Turchia alla 51esima Biennale di Venezia.
Tra i lavori esposti, “Afterwords” che indaga il concetto di “architettura da indossare” ispirandosi alla realtà dei rifugiati, “Airbone”, uno spettacolare abito fatto di cristalli Swarovski e led luminosi, “Before Minus Now”, realizzato con materiali usati nella costruzione degli aerei e “Readings”, più che un vestito, un vero e proprio spettacolo di luce grazie agli oltre 200 laser di cui è fatto.

Con circa 35 vestiti il museo offre uno spaccato del mondo di Chalayan che è molto più di una sfilata di moda. È fatto di architettura, design, filosofia, antropologia, scienza e tecnologia e ha come cardine uno studio quasi maniacale del corpo femminile e un utilizzo magistrale dei materiali e delle forme con cui Hussein sperimenta.

Incredibile la collezione primavera 2009, con passerella a cerchio e abiti come mossi dal vento, ma “congelati”.
Il suo sito:
Credo di avere giusto un weekend libero i primi di Maggio, e un’amica che lavora proprio a Londra!

Collaborazioni





Ecco altre due collaborazioni, oltre a tutte quelle che stanno proliferando nel mondo della moda .

La prima è quella di Matthew Williamson per H&m, per cui è prevista una parte in solo 200 negozi per il 23 Aprile, e poi una collezione più estesa, donna e uomo, a metà Maggio in 1700 negozi.

Stilista inglese, uscito dalla Central Saint Martins nel 1994, è famoso più che altro per la sua direzione creativa del marchio Pucci, dal 2006. Appassionato di colori ( come non esserlo, lavorando da Pucci!) e stampe, mantiene il suo stile caratteristico anche per la collezione H&M.

Abbastanza costosa, a dire il vero. Tutto intorno ai 100 euro.

Ironia della sorte, la collezione più bella per h&m per me, quella di Comme des Garcons, era la più cheap.

La seconda collaborazione mi manda in brodo di giuggiole. Si tratta di… JIL SANDER per Uniqlo!!!! Dopo le magliette di Chloe sevigny, il marchio sceglie la stilista tedesca, famosa per il suo rigore e lo stile a dir poco minimal.

Uniqlo è l H&M giapponese, l’ Urban Outfitters americano. Capi a prezzi super abbordabili, ultra basic, in tutte le varianti di colore. File e file di t shirt,felpe, maglioni monocolore e dalle linee semplici, nella migliore tradizione giapponese. E Jil Sander è a dir poco perfetta per il marchio.

27/03/2009