Mariées

Christian Lacroix è famoso per le sue spose, che fa uscire in scena alla fine di ogni sfilata haute couture.

Volevo fare un post su questo, ma mi è venuto in mente che anche Gaultier è famoso per le sue mariées


Anticonvenzionali, ovviamente.

Poi c’è Gianbattista Valli, maestro di eleganza e semplicità

Indosserei subito uno di questi abiti.

Ovviamente Chanel

La famosa poupée tricot di YSL del 1965

E l’abito di Sex&the city, subito esaurito su Net-à-porter, in versione semplficata (un pò piu corto e meno pomposo, 9875 dollari)

nonchè l’abito da sposa confezionato per Dita Von Teese (matrimono in viola? infatti è finito male)

Uno dei miei abiti preferiti di tutti i tempi è quello di Grace Kelly. Maniche di pizzo lunghe, velo lungo ricamato . Accollato e semplice ma allo stesso tempo ricco. Favoloso. 1956.

Tutto un altro stile rispetto a quello che scels Audrey Hepurn per il suo matrimonio con Luca Dotti, 1969. Indossava un abito rosa di cachemere con foulard in tinta di Givenchy, collant bianchi e ballerine. Forse giusto per l’epoca, a cavallo tra i 60 e i 70.
Sempre Audrey in “Funny Face”, la mia sposa preferita di sempre.
Oggi tutto l’ insieme é davvero demodé, il velo corto con fiocchetto, i guanti corti, la gonna alle caviglie.

Ma lo adoro!!

Il galateo riporta che la sposa dovrebbe avere spalle coperte e nessun gioiello vistoso. Niente di peggio di spose vestite come da sera, ingioiellate e super scollate.

L’ abito è già lungo e appariscente di per sè, non c’è motivo di aggiungere gioielli, gonfiature, lacci, corsetti e scollature. La semplicità paga sempre. (amen, haha)

15/04/2009

Calzolai celebri

Si dice che Christian Louboutin abbia inizato la tradizione della suola rossa, ormai suo marchio di fabbica, vedendo una sua assistente dipingersi le unghie mentre lavorava sul design di una scarpa. Versò direttamente lo smalto sulla suola di quel prototipo. Aveva pensato di dipingere tutti i “sotto” delle sue scarpe di un colore diverso, ma visto il sucesso del rosso, decise di non cambiare rotta.
Ok, ma Salvatore??

Ciao e grazie.
Che poi questa è la foto tarocca, non si vede la forma di Audrey.
Audrey Hepburn era grande estimatrice delle sue scarpe, e aveva mille ballerine Ferragamo di tutti i colori

Salvatore Ferragamo niziò la sua cariera negli states nei ’20, diventando subito il calzolaio delle star. Tornò a Firenze nel 1927. Dopo la chiusura per falimento durante la guerra, riaprì l’attività nel 1950, giungendo fino ad oggi, con linee di pret a porter, accessori, borse, valigie e profumi.
La città di Firenze ospita il museo a lui dedicato, in cui sono visibili i bozzetti delle calzature e i modelli che hanno rese celebre l’artigiano fiorentino, come la famosa ‘zeppa’ di sughero, brevettata nel 1936 e i modelli realizzati in rafia, cellophane, carta da caramelle, fili di nylon.

Le scarpe di Dorothy nel film “Il mago di Oz ” del 1939 sono di Ferragamo!

Un modello famosissimo e intramontabile è la ballerina con fiocchetto, oggi nella nuova versione, ma ancora ricercatissima nel modello vintage. Le blogger del momento fanno a gara per avere questo modello (am Lul, Stylebubble, My dailystyle)

14/04/2009

Chanel si/ni/?/no

Chanel è sempre incredibile, e Mr Karl continua a creare abiti stupendi…

Ma spesso gli abiti Chanel che vedo sulle star mi piacciono così cosi…

Certe cose mi lasciano perplessa:

Certe cose proprio non mi piacciono, o comunque non spenderei i (tanti) soldi che di sicuro costano per averle

Mostre all’estero 2 (mannaggia)

Al museo delle arti decorative di Parigi, fino al 19 Aprile, la mostra su Sonia Rykiel, per l’anniversario dei 40 anni della maison. Il percorso tematico della mostra si compone di 220 silhouettes, dal 1968 ai giorni nostri, che si mescolano alle fotografie di moda e ai video delle sfilate.
Dall’anno in cui la stilista apre la sua prima boutique in Saint-Germain des Prés, diventa la regina della maglia, la materia con cui lavora di più per tutta la sua carriera.
Nel 1974, inventa gli abiti con le cuciture al contrario, e il non finito, abiti in cui fodere e gli orli scompaiono, anticipando di una decina di anni i creatori sperimentali e concettuali.

Al Trocadero, Palais de Chaillot- Museo nazionale della marina, dal 25 Febbraio al 26 Luglio si tiene la mostra: “I marinai fanno la moda (marinai chic a parigi)”
L’esposizione racconta come la tenuta dei marinai si è introdotta sulla terra ferma a partire dalla fine del XIX secolo. Così, il famoso maglione a righe è stato adottato da tutti, fino a servire da fonte d’ispirazione per i più grandi stilisti, primo tra tutti Jean Paul Gaultier, che ne ha fatto quasi il suo marchio di fabbrica. Molti pezzi rari della mostra provengono dal museo della marina e da stilisti come Chanel, Margiela, Givenchy e lo stesso Gaultier

La mostra “6 + Antwerp Fashion” alla Tokyo Opera City Art Gallery dall’11 Aprile al 28 Giugno
In Collaborazione con il MoMu – Museo della Moda della Provincia di Anversa – la fondazione culturale Tokyo Opera City porta in Giapppne la mostra “6 + Antwerp Fashion”.

La prima edizione della mostra, curata dal MoMu, è stata presentata al pubblico da Gennaio a Giugno 2007 al museo “De Loketten” di Bruxelles; oggi questa mostra raggiunge il Giappone, dove sarà ufficialmente inaugurata il prossimo 10 Aprile.

“6 + Antwerp Fashion” racconta la storia del successo internazionale della moda nata ad Anversa. I “6” – Ann Demeulemesteer, Dreis Van Noten, Walter Van Beirendonck, Dirk Van Saene, Dirk Bikkembergs e Marina Yee – sono diventati celebri nel mondo della moda a partire dall’inizio degli anni ’80.
Il segno “+” nel titolo dell’esposizione si riferisce in parte a Martin Margiela – spesso associato ai “6” – in parte invece rimanda alla successiva generazione di designer della moda di Anversa.
La mostra si compone di tre sezioni. La prima è dedicata al “Fashion Department” (Royal Academy of Fine Arts – Artesis Hogeschool Antwerpen): immagini esclusive e spezzoni video mostrano la trasformazione da semplice dipartimento di disegno in accademia di moda di livello e riconoscimento internazionale.
La seconda sezione si concentra sul lavoro dei “6 +”, dai loro inizi allo sviluppo delle loro carriere.
La terza parte è invece incentrata sulla “nuova generazione” di designer cresciuti professionalmente ad Anversa, e include creazioni di Les Hommes, Bernard Willhelm, Raf Simons, Kris Van Assche, Haider Ackermann, Bruno Pieters, Veronique Branquinho e A.F. Vandevorst, fra gli altri.
La partecipazione a questa mostra sancisce e sottolinea il successo raggiunto da Tom Notte e Bart Vandebosch – i due designer di Les Hommes – nell’arco di soli cinque anni dalla nascita del brand.

12/04/2009