Archivi tag: citazioni

True

“I’m grateful for anything that reminds me of what’s possible in this life. Books can do that. Films can do that. Music can do that. School can do that. It’s so easy to allow one day to simply follow into the next, but every once in a while we encounter something that shows us that anything is possible, that dramatic change is possible, that something new can be made, that laughter can be shared.”

— Jonathan Safran Foer (
10/11/2013

Quotes

Oltre ad avere quaderni dove segno film da vedere/libri da leggere/cose da comprare, ne ho alcuni di qualche anno fa dove segnavo frasi che mi colpivano tratte da libri e film. In camera mia c’è sicuramente troppa carta…


La leggenda del re pescatore

– ci sono 3 cose importanti nella vita: avere rispetto per ogni forma di vita, andare di corpo regolarmente e avere un blazer blu marina. Ah… e tenere sempre d’occhio la palla

– due persone possono essere sedute accanto e non incontrarsi mai, altre ai due capi del mondo e niente può tenerle separate. Se deve succedere…

I perfetti innamorati

-(…) il cottage di Holly Golightly
-ma chi è?
– nome in codice, da Colazione da Tiffany
– che roba è?
– è un film, un grande film, Hepburn
-ah, si, Katharine
– ti do un suggerimento: non dire a nessuno che lavori nel cinema, ok? Grazie

Le iene
– perché non ci scegliamo noi il cognome?
– non se ne parla neanche! Ci ho provato, una volta: non funziona, quattro ragazzi tutti a litigare per chi si doveva chiamare Mr Black

10/11/2011

Post letterario per chi non ha paura di annoiarsi

Ho appena finito di leggere un bel libro, “Cambiare Idea” di Zadie Smith.
Zadie ha esordito qualche anno fa con “Denti bianchi”,romanzo a cui sono seguiti “L’uomo autografo” e “Della Bellezza”, tutti secondo me molto belli e ben scritti.
Dunque ho comprato il nuovo libro senza nemmeno sapere di cosa si trattasse.
Si tratta di una raccolta di saggi e articoli da lei pubblicati, o rielaborazioni di suoi discorsi tenuti in giro, o recensioni di film o ricordi personali. C’è un articolo bellissimo su Katherine Hepburn che sapevo a memoria perché l’avevo ritagliato da un giornale e riletto varie volte, e saggi assolutamente incomprensibili, almeno per me.
Quando leggo un libro, faccio delle piccole orecchiette sulle pagine in cui ci sono cose che mi hanno colpita, titoli di canzoni che poi voglio ascoltare, informazioni che voglio approfondire o semplicemente belle frasi che poi ricopio su un quadernetto. Vorrei proporvi la mia piccola selezione, tanto per cambiare un po la musica sul blog.
Premetto che alcuni capitoli li ho letti con grande difficoltà, per esempio quello in cui analizza la scrittura di Nabokov, o il lavoro di E.M Forster, e sono rimasta deliziata nello scoprire che il suo scrittore preferito è anche il mio, David Forster Wallace, peccato che lei faccia un analisi di un suo libro che io avevo preso totalmente alla leggera, mentre ci sono chiavi di lettura dietro pazzesche.
Vi scrivo dunque qui sotto alcuni pezzi del libro che mi hanno colpita:

Dal brano “Note su Bellissima di Visconti”

– Quello delle donne italiane è un argomento sul quale si può tirare in lungo, dal caffè della mattina ai ravioli del mezzogiorno.”Il paese dove il femminismo non è mai arrivato!”. E puntualmente tutti i temi vengono giù uno dopo l’altro, come in un indice analitico: DONNE, degradante sessualizzazione delle, quotidiana umiliazione televisiva delle, paternalismo berlusconiano verso le, minacce al diritto di aborto per le, scarsa retribuzione delle, esigua presenza parlamentare delle, e così via.

Dalla recensione del film Breve incontro

– Non è che gli inglesi non vogliano il vero amore o la conoscenza di sé. Piuttosto, a differenza dei nostri cugini europei, non abbandoniamo facilmente la realtà in nome del sogno. Restiamo scettici sull’opportunità di sbarazzarci di una risorsa concreta come Fred in nome del “fatato potere dell’indomabile amore” (…). Il film offre un’ipotesi diversa: che la possibilità del piacere fra due persone non può far passare in secondo piano la certezza del dolore altrui. Il principio su cui si basa il film è primum non nocere. Come motto nazionale, ce ne sono di ben peggiori.

Dalla recensione di Proof- La prova

– Hollywood ricicla le sue attrici. Ava Gardner si è trasformata in Angelina Jolie. Plaudette Colbert si è reincarnata in Reese Witherspoon. Un giorno Cate Blanchett potrebbe dimostrarsi all’altezza degli echi di Katherine Hepburn che riesce ad evocare. Gwineth Paltrow, protagonista di un fallimento come Proof- La prova, è la sostituta di Grace Kelly, un compito quanto mai ingrato.
Le qualità di Grace e Gwineth, per come la vedo io, sono le seguenti: un senso di innato privilegio, una bellezza fisica glaciale e un atteggiamento apparentemente sincero di sottomissione verso l’altro sesso. Entrambe adorano i coprotagonisti maschili che gli vengono messi a fianco, e la loro, più che recitazione, è una reazione a tali personaggi. E’ questo talento nella reazione silenziosa che ha fatto vincere un Oscar alla Paltrow per Shakespeare in Love, una delle interpretazioni da Oscar meno parlate nella storia recente.

Da una riflessione sulla scrittura di Wallace


-Ma da quando in qua il reale è diventato sorprendente?
Da quando in qua siamo così assuefatti alla realtà che attorno le si è raccolta questa strana aurea? Nell’era della riproduzione meccanica, profetizzava Walter Benjamin, un dipinto come Monna Lisa perde la sua aura: più ne facciamo cartoline da quattro soldi, più lei scompare. Ma si sbagliava: di fatto, la logica erotica del capitale ha funzionato in senso contrario. La sua aurea di autenticità è aumentata. E allora che succede all’aura di autenticità, diciamo, della “paura”, dopo che uno ha visto mille donne gridare in tv? La risposta di Wallace è spaventosa: la piatta ripetizione televisiva di tutte le emozioni umane ci ha resi così insensibili che abbiamo cominciato ad avere il feticcio del sentimenti “reali”, in particolare del dolore reale. E’ come se avessimo smesso di credere nella realtà: solo ciò che è estremo può farci provare di nuovo qualche sensazione.

 

Finito di leggere il libro di Zadie, ho attaccato con un mattone in inglese, “Breaking Down” di Stephenie Meyer, della saga di Twilight. Personalmente trovo che il libro non sia leggibile da nessuno sopra i 15 anni (e dire che io sono super teen dentro). Pensavo che Bella sembrasse scema solo nel film, invece nel libro è peggio. Complessata, turbata, fastidiosa. I dialoghi sono da scuola elementare, e pur non essendo noioso, è assurdo. Personalmente non amo i fantasy, ma Harry Potter per esempio mi è piaciuto moltissimo, mentre in questo libro (e immagino che gli altri siano simili) non ci trovo niente di che.

13/01/2011